Le opere

Quadri

Dipingo occhi che spiano, nuvole che passano, foglie, finestre, immateriali stanze da letto e  ritratti. Cerco una mia personale astrazione nel colore materico e insieme trasparente, nel pennello che accarezza o che graffia la tela, negli sconfinamenti tra le tecniche.

Particolare quadro di Mauro Carac

Affronto la mia creatività con stupore e coraggio e sono pronto all’imprevisto.
La pittura è il mezzo attraverso il quale mi immergo in zone profonde e misteriose della creatività.


Anni ’80/’90

Cuori, ali, onde: sono simboli e metafore che ritornano frequentemente nei dipinti di questi anni. 

E stanze, tante stanze, grandi e  con grandi finestre; e paesaggi che quasi entrano in queste stanze. Muri colorati, muri che svaniscono. Tutto è fuori e dentro contemporaneamente, tutto c’è e non c’è allo stesso tempo.

In questi anni si rafforza la tendenza a realizzare quadri che sono come racconti.
Quadri con storie con dentro altre storie, immagini che imprigionano e liberano altre immagini, in un continuo incendiarsi e spegnersi di stati d’animo, passioni ed eventi.
La pittura si fa ricorsiva, gioca con le sequenze, vuole raccontare storie, forse ci riesce, forse no.

Grandi finestre si aprono su paesaggi estremi, mai visti, ma sognati.

E poi carte geografiche e orizzonti, uomini e donne che giocano a nascondino, incerti se andare o restare, incerti tra il voler sapere e il non sapere, incerti tra l’amore e le tenebre.

Finestre e occhi. Tanti occhi di uomini e donne che spiano da minuscole finestre. Spiano e scrutano, contemplano il mondo di fuori, incerti se fermarsi a guardare, se fermarsi sulla soglia di quel mondo, o fare il passo e inoltrarsi altrove.

Le linee e i contorni sono volutamente più morbidi e sfumati. Figure e paesaggi sono rappresentati quasi come icone, prototipi di paesaggi ideali. E ancora occhi che scrutano, e finestre e nuvole, cipressi e orizzonti, e una grande stanza dove un piccolo pittore che dipinge ali immense.


Anni 2000/2010

Campiture di colore quasi piatto, il ritorno della pittura ad olio dopo un lungo periodo in cui ho usato acquarelli, ossidi, inchiostri.

Ancora occhi che spiano, nuvole che passano, nuvole di ogni forma, foglie e cipressi. E finestre e ideali stanze da letto. 
Quasi non penso più a quello che faccio. Sembra che qualcosa o qualcuno lo faccia per me. Dipingo colori e sogni, il tempo, il silenzio, solitudini, tenerezza, transitorietà, leggerezza e pesantezza, forza a fragilità, giorni che non passano mai e giorni invece troppo brevi. 

Quadri come sogni inutili e smisurati, leggeri e pesanti, incontenibili, scoppiano e scappano dappertutto. 
Sono in viaggio. Sono in viaggio perché devo andare incontro a qualcosa. Scendere o salire da qualche parte.

Matisse, Hokusai, Rothko, Pontormo entrano ed escono continuamente dai miei pensieri e ossessioni. Portano contraddizioni ed esaltazioni, ispirazione e vuoto insieme.

Cerco qualcosa di nuovo. Qualcosa che esca fuori dalla consuetudine del dipingere su una tela di una qualche misura.
Comincio a realizzare i primi quadri sagomati con il legno, figure ritagliate spesso a grandezza naturale, e applicando sovrapposizioni di materia per un effetto oltre bidimensionale.

Faccio lunghe pause. Poi riprendo. Devo essere in viaggio.


Anni 2011/2020

In questi anni la curiosità mi spinge a cercare di capire e conoscere meglio altre tecniche artistiche.

Allora mi guardo indietro, e mi rivolgo al passato per cercare il nuovo.
Guardo gli affreschi nelle chiese di Roma, la pittura murale dei maestri del ‘400, del ‘500 e mi chiedo se una tecnica così complessa e bella come l’affresco possa essere applicata alla pittura contemporanea. Forse non ha senso, forse è una forzatura. Ma ci provo, entro in questa storia.

Ossidi, terre, colori in polvere, sabbia e malte, rapidità di esecuzione. Ne sono coinvolto subito, nonostante alcuni errori iniziali. Poi provo anche l’encausto, la tempera all’uovo.

Tuttavia, non penso che la conoscenza  tecnica sia un plus valore nell’arte. Non determinante almeno. La tecnica è solo una questione personale dell’autore con le sue cose e il suo lavoro. La tecnica appaga la curiosità, ma può anche diventare un limite e un freno.

Come nei precedenti anni, continuo a fare quadri sagomati col legno e dipinti ad olio, lavorando su spessori e sovrapposizioni per ottenere più livelli.

Riprendo a lavorare su un tema che mi ha sempre appassionato molto, il ritratto. Tra il 2012 -2013 faccio molti ritratti. A volte ritraggo le persone che posano in studio fino a 4/5 volte.

Da qualche tempo intanto ho cominciato dei lavori di grandi dimensioni su carta, utilizzando vernici, inchiostri, resine. È un lavoro intorno alla pura astrazione cromatica.

Questo lavoro è fortemente collegato a un lavoro ormai quasi ventennale su lampade concepite come sculture luminose, semplici ed essenziali nelle forme e caratterizzate da una un motivo decorativo di pura astrazione. Non è facile far convivere il figurativismo e l’astrattismo, che probabilmente richiedono una scelta di campo drastica. Ma sento che entrambe le cose mi servono.

Poi un giorno mi regalano un dvd di Gerhard Richter, un maestro che ha lavorato alternando figurativismo, fotografia e astrazione. Nel video, Richter (ottantenne ma con una energia vigorosa) lavora a dei grandi quadri astratti, per me completamente ipnotici. Ne rimango colpito.
Attingendo ad un ampio bacino di soluzioni e tecniche, posso continuare anche io quel viaggio verso l’astrazione.