Yayoi Kusama: tra pop, colore e provocazione

20 aprile 2015 | commenti: 0
facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Yayoi Kusama

A detta del The Art Newspaper, Yayoi Kusama è l’artista più famosa del 2014.

 

Nata a Tokyo nel 1929 dopo una formazione accademica vola negli Stati Uniti alla fine degli anni Cinquanta per poi tornare in Giappone per cominciare a scrivere poesie e romanzi.

Da quarant’anni vive volontariamente in un ospedale psichiatrico mentre il mondo le dedica grandi personali come il Whitney Museum di New York e la Tate di Londra. Una sua opera White No. 28 è stata venduta per più di sette milioni di dollari che è la cifra più alta mai spesa per il lavoro di un’artista.

 

 

Chi è Yayoi Kusama

 

Yayoi KusamaYayoi Kusama è un’artista giapponese che nasce a Matsumoto nel 1929.

 

Studia la pittura Nihonga, uno stile di grande rigore formale. Nel 1958 si trasferisce a New York attirata dal potenziale sperimentale della scena artistica dell’epoca.

 

Nel 1959 crea i suoi primi lavori della serie Infinity Net, delle grandi tele lunghe quasi una decina di metri. Negli anni ’60 si dedica all’elaborazione di nuove opere d’arte, per esempio Accumulatium o Sex Obsession.

 

A partire dal 1967 Kusama realizza numerose performance provocatorie e osé dipingendo con dei pois i corpi dei partecipanti o facendoli “entrare” nelle sue opere. Ritorna in Giappone, durante i primi anni ’70, dove inizia a scrivere poesie e romanzi surreali. Recentemente l’artista continua a rappresentare l’infinito attraverso sculture a tutto tondo e sale accessibili ai visitatori. Nel 1993 produce per la Biennale di Venezia un’abbagliante sala degli specchi con inserite delle zucche, che diventano un suo alter ego.

 

Da questo momento Kusama inventa altre opere su commissione, per lo più fiori giganti o piante colorate. Le sue opere sono esposte in vari musei importanti a livello mondiale in mostre permanenti, come per esempio il Museum of Modern Art di New York, Walker Art Center nel Minneapolis, al Tate Modern a Londra e al National Museum of Modern Art di Tokyo.

 

 

Curiosità sull’artista

 

Nel 2012 la maison Louis Vuitton la chiamò per realizzare un’intera linea di accessori basata sui suoi “punti” ossessivi.

 

 

Ma non è la sua prima esperienza nel mainstream della cultura pop. Nel 1993 Peter Gabriel volle collaborare con lei per il video di Lovetown, brano tratto dalla colonna sonora di Philadelphia.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *