Niki de Saint Phalle, prima artista femminista del Novecento

26 marzo 2015 | commenti: 0
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Niki de Saint Phalle

Il museo Guggenheim di Bilbao rende omaggio a Niki de Saint Phalle, scomparsa nel 2002.

Una retrospettiva che presenta circa 200 opere e documenti d’archivio, tra cui molti inediti, dell’artista franco-statunitense, pioniera del femminismo che ha ripensato la rappresentazione del corpo delle donne con le sue “Nanas”, sculture ispirate alle sculture di Gaudì.

 

Niki de Saint Phalle acquistò fama internazionale nel 1961 con Les tirs: l’artista colpisce con la carabina sculture in gesso nelle quali esplodono sacchetti di pittura.

 

Pittrice, scultrice, regista di cinema sperimentale, Niki de Saint Phalle ha realizzato anche opere d’arte pubbliche come il Giardino dei Tarocchi, in Toscana. La mostra è aperta fino all’11 giugno al museo Guggenheim di Bilbao.

 

 

La sua storia

 

Niki de Saint PhalleCatherine Marie-Agnés Fal de Saint Phalle nasce in Francia in una famiglia aristocratica, che si trasferisce a New York dopo il crac bancario del padre, poco dopo la crisi del 1929. Nelle diverse scuole frequentate, sia private che pubbliche, Niki è insofferente e irrequieta; viaggia e torna spesso in Europa, interessandosi di teatro e letteratura e imparando molte lingue. Nel 1947, infine, si laurea alla Oldfield School, nel Maryland. Contemporaneamente posa come fotomodella e intreccia amicizie internazionali.

 

Nel 1950 Niki scappa di casa e sposa lo scrittore e musicista Harry Mathews, con cui avrà due figli. A Nizza nel 1953 una crisi nervosa la costringe a ricoverarsi; in questa occasione riemerge la vicenda degli abusi paterni subiti da adolescente.

 

Scoperto il valore terapeutico della pittura, da questo momento Niki si dedica interamente all’arte. Negli anni Sessanta diviene celebre grazie ai Tiri: una serie di azioni durante le quali il pubblico o l’artista stessa sparano con la carabina su dei rilievi di gesso, facendo esplodere sacchetti di colore. Qualche tempo dopo Niki inizia a lavorare sulla figura femminile realizzando delle grandi sculture, coloratissime e formose: sono le Nanas, via via sempre più grandi e opulente. Nel frattempo si avvicina al movimento dei Nouveaux Réalistes e conosce Jean Tinguely, Jasper Johns e Robert Rauschenberg.

 

Dopo il divorzio con Harry Mathews sposa Tinguely, autore di meccanismi complicati capaci di animare strutture gigantesche; insieme producono un sodalizio artistico estremamente fecondo. Nel 1966 nasce Hon/Elle, una figura gigantesca e prosperosa che si trova nel Moderna Museet di Stoccolma. Questa nana in poliestere ha 28 metri di lunghezza, 6 metri di altezza e 9 metri di larghezza, ed è una scultura visitabile anche internamente: sta distesa di spalle e accoglie nel suo grembo i visitatori che poi escono nuovamente da lei come in un parto.
Dal 1979 al 1996, con l’apporto di Jean e di uno staff di collaboratori, Niki realizza il suo Giardino dei Tarocchi in Italia, tra Garavicchio e Capalbio (Grosseto).

 

L’artista viene apprezzata in modo crescente dalla critica, ma combatte anche con gravi problemi di salute. La morte arriva nel 2002, in California, per una malattia polmonare derivata dai gas tossici respirati manipolando il poliestere.

 

 

 

Il Giardino Dei Tarocchi

 

Il Giardino dei Tarocchi è un connubio tra arte e architettura: infatti utilizza il linguaggio dell’arte, ma ha la dimensione umana ed abitabile dell’architettura. Il parco è popolato da ventidue sculture monumentali – alcune delle quali sono internamente percorribili – ispirate agli arcani maggiori dei Tarocchi. Le figure (alcune di cemento e altre di poliestere) sono rivestite con mosaico di specchi, vetri e ceramiche colorate. Esse occupano circa mezzo ettaro di terra, donazione della famiglia Caracciolo.

 

La realizzazione del Giardino ha richiesto 17 anni di impegno, un enorme lavoro d’impianto e una spesa di circa 10 miliardi di lire; l’artista si autofinanzia tramite altre opere, libri, film e la produzione di una linea di profumi. Tra i principali collaboratori di Niki, oltre a Jean Tinguely, partecipano in tempi diversi anche Rico Weber, Ricardo Menon, Roberto Aureli. Ma il progetto è ideato da Niki, regista di un lavoro collettivo che organizza apporti tecnici dei più diversi settori: artisti polimaterici, architetti, arredatori, ceramisti, operai specializzati, esperti di amministrazione, di botanica.

 

In tutto il Giardino dominano appunto le curve e il movimento: i profili della vasca dove scorre l’acqua sono ondeggianti; altrettanto sinuose sono le sculture sparse in collina tra alberi, cespugli ed erbe alte. Maioliche e specchi rimandano e scompongono la luce del sole. I colori accesi sono proposti secondo un codice simbolico: il rosso è connesso alla forza creatrice, il verde alla vitalità primigenia; il blu è il segno «della profondità del pensiero, del desiderio ardente e della volontà», il bianco rappresenta la purezza; il nero indica «la vanità e i dolori del mondo», mentre l’oro è simbolo dell’intelligenza e della spiritualità.

 

 

Sulle stradine del parco Niki incide appunti di pensiero, memorie, numeri, citazioni, disegni, messaggi di speranza e di fede, snodando un percorso materiale e soprattutto spirituale.

 

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