Il genio pop di Andy Wahrol a Milano

10 Febbraio 2015 | commenti: 0
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Andy_Warhol_Visore

Fino al 9 marzo resta aperta a Milano una mostra monografica dedicata a Andy Warhol, a Palazzo Reale. La mostra è aperta da ottobre ed espone 150 opere prodotte tra gli anni ’50 e gli anni ’80 e provenienti dalla Brant Foundation, la collezione di Peter Brant, un ricco uomo d’affari molto amico di Warhol. Nel 1967, quando aveva vent’anni, Brant acquistò la sua prima opera di Warhol – un disegno della famosa Campbell’s Soup – iniziando quella che sarebbe diventata una delle più importanti collezioni di arte contemporanea al mondo.

 

La mostra raccoglie alcune delle opere più famose di Warhol e tutto il percorso ricostruisce la carriera e la vita di uno degli artisti più quotati del Novecento: il 13 febbraio scorso è stato battuto all’asta da Sotheby’s un ritratto di Mao Tse Tung del 1973 per circa 9 milioni di euro, per fare un esempio. Warhol è notoriamente considerato il fondatore della Pop Art, un movimento nato in risposta all’Espressionismo astratto che ha come oggetto gli atteggiamenti della massa e la società dei consumi, e che per raccontarli utilizza il linguaggio della pubblicità, del mondo del cinema e dell’intrattenimento.

 

Nella Pop Art e per Andy Warhol i prodotti e gli oggetti della società urbana si elevano a capolavori artistici, che spesso utilizzano mezzi espressivi quali il fumetto, la pubblicità, il collage, la fotografia, il video, a loro volta protagonisti del mondo contemporaneo.

 

Attualissima nella sua critica alla mercificazione che l’uomo fa del mondo, la mostra di Warhol a Milano espone significative opere provenienti dalla collezione del magnate Peter Brant, che ne è anche il curatore, tra le quali spiccano le celeberrime serigrafie dell’artista americano, nelle quali il soggetto viene reiterato fino a perdere il proprio significato, pronto solo ad essere “consumato” dal visitatore avido di immagini, che nel suo fagocitare curioso si uniforma con coerenza a ciò che quotidianamente accade nel mondo.

 

 

La Pop Art

 

campbells-soup-can-68La Pop Art fu un movimento artistico nato tra l’Europa e l’America negli anni Cinquanta e Sessanta del 20° secolo. Attraverso la scelta del termine pop si vuole identificare un’arte che parla un linguaggio che tutti conoscono: quello dei mass media, della pubblicità, della televisione e del cinema, ovvero il linguaggio per immagini tipico della società dei consumi.

 

Entrando in gara con il linguaggio aggressivo e impersonale dei mass media, la p.a. sperimenta tecniche inedite, si serve di fotografie ritoccate, di collage e assemblages, di sculture in gesso e persino di gesti teatrali per svelare luci e ombre del recente benessere e denunciare lo smarrimento dell’uomo di fronte a una civiltà che impone desideri sempre nuovi e sogni sempre più amplificati.

 

Le origini specifiche della Pop Art vanno ricercate nella crisi attraversata dall’arte non figurativa e in particolare dall’espressionismo astratto, crisi che portò la più giovane generazione di artisti alla ricerca di una nuova espressione figurativa che attingesse nuova linfa dalle forme della vita quotidiana.

 

Le immagini prodotte dal cinema, dalla televisione e dalla pubblicità, gli oggetti commerciali di una società consumistica e i nuovi idoli creati dai mass media divennero i protagonisti e i materiali espressivi di questa nuova forma artistica.

 

 

Andy Wahrol, la vita

 

430_imgWahrol nasce a Pittsburgh (Pennsylvania) il 6 agosto 1928: figlio di immigrati slovacchi di etnia Rutena il suo nome vero è Andrew Warhola. Tra il 1945 e il 1949 studia al Carnegie Institute of Technology della sua città.

 

Si trasferisce poi a New York dove lavora come grafico pubblicitario presso alcune riviste: Vogue, Harper’s Bazar, Glamour. Fa anche il vetrinista e realizza le sue prime pubblicità per il calzaturificio Miller.

 

Intorno al 1960 Warhol comincia a realizzare i primi dipinti che si rifanno a fumetti e immagini pubblicitarie. Nei suoi lavori compaiono Dick Tracy, Popeye, Superman e le prime bottiglie di Coca Cola.

 

Inizia a utilizzare la tecnica di stampa impiegata nella serigrafia nel 1962, rivolgendo l’attenzione alla riproduzione di immagini comuni, degne del titolo di icone simbolo del suo tempo, comprese le lattine di zuppa. Tratta anche temi carichi di tensione, come i Car Crash (Incidenti automobilistici) e Electric Chair (sedia elettrica). Dal suo stile neutro e banale prende il via la cosiddetta Pop-art.
Alla fine dei tumultuosi sixties, Warhol ricomincia a dedicarsi con molta energia alla pittura, ma anche alla produzione di film e cortometraggi. Ormai la fama di Andy è consacrata. Dopo una delle più importanti mostre di Warhol andata in scena nel 1964, l’artista decide di dare vita ad rivoluzionaria fucina di pop art, un grande laboratorio e punto d’incontro, che passerà alla storia come la Factory.

 

The Factory è la base operativa di Andy Warhol, uno studio frequentato da una combriccola di artisti e intellettuali irriverenti ed estremamente creativi; la Factory in breve diventa “il” posto dove trovarsi a New York.

 

Warhol continua ad ispirarsi per le sue opere a tutte le arti del visivo, in primis al cinema, ma anche ai fumetti, in special modo dopo aver conosciuto da vicino il lavoro di Roy Lichtenstein. Le contaminazioni da altri mondi sono sempre presenti nei lavori cult del pioniere della pop art.

 

La scelta dei soggetti e degli oggetti si basa sugli emblemi di massa del suo tempo, i simboli del consumismo americano, immortalati nelle sue tele nell’attimo, regalando al pubblico delle future generazioni un vasto panorama della cultura di massa made in USA. L’intenzione dell’artista apparentemente non è però polemica, Warhol costruisce un registro-archivio per immagini di quella che è l’embrione della società dell’immagine globale e multimediale di oggi.

 

Per tutti gli anni ottanta continuano le performance di Andy Warhol, gli happening, le produzioni di video, i ritratti delle star di Hollywood e tanti altri progetti che toccano tutte le discipline dell’arte. Dopo aver terminato Last Supper, un’opera ispirata all’Ultima cena di Leonardo, Andy Warhol lascia improvvisamente il suo ormai vastissimo seguito di pubblico, un giorno banale e inspiegabilmente, a causa di una banale operazione chirurgica alla cistifellea. Era il 1987.

 

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