Gli anni sessanta e il movimento dell’Arte Povera

7 aprile 2015 | commenti: 0
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L’Arte Povera è una tendenza artistica che, rifiutando i valori culturali legati a una società organizzata e tecnologicamente avanzata, mira al recupero dell’azione, del contingente, dell’archetipo come sola possibilità d’arte.

 

La locuzione fu coniata dal critico G. Celant in occasione della mostra tenuta alla galleria La Bertesca di Genova (1967). Nel ricorso a materiali poveri, antiartistici (stracci, cartapesta ecc.), l’a. si pone come presa di coscienza delle possibilità espressive insite nella materia vegetale, animale, minerale o persino in un processo mentale elementare.

 

Un tale orientamento, che rientra nell’ambito più generico dell’arte concettuale, ha dato luogo a manifestazioni diversissime e tra loro autonome. Tendenze o posizioni analoghe si possono riscontrare negli stessi anni anche in altri paesi in Europa e negli USA. Esponenti dell’arte povera in Italia sono considerati, tra gli altri, il greco residente in Italia J. Kounellis, gli italiani M. Pistoletto, G. Anselmo, A. Boetti, L. Fabro, G. Paolini, G. Zorio, P.P. Calzolari, M. Merz, E. Prini.

 

Il movimento nasce in aperta polemica con l’arte tradizionale, della quale rifiuta tecniche e supporti per fare ricorso, appunto, a materiali poveri come terra, legno, ferro, stracci, plastica, scarti industriali, con l’intento di evocare le strutture originarie del linguaggio della società contemporanea dopo averne corroso abitudini e conformismi semantici. Un’altra caratteristica del lavoro degli artisti del movimento è il ricorso alla forma dell’installazione, come luogo della relazione tra opera e ambiente, e a quella dell’azione performativa.

 

Germano Celant, che mutua il nome del movimento dal teatro di Jerzy Grotowski, afferma che l’arte povera si manifesta essenzialmente “nel ridurre ai minimi termini, nell’impoverire i segni, per ridurli ai loro archetipi”. Gran parte degli artisti del gruppo manifestano un interesse esplicito per i materiali utilizzati mentre alcuni – segnatamente Alighiero Boetti e Giulio Paolini – hanno fin dall’inizio una propensione più concettuale.

 

Curiosità

 

Durante la guerra del Vietnam, l’Arte Povera si avvicinò ai movimenti di protesta a sfavore dell’intervento degli USA: l’opera Vietnam di Pistoletto raffigura un gruppo di manifestanti pacifisti, rappresentati con delle sagome fissate ad uno specchio, in modo tale che i visitatori della galleria si riflettessero in esso. Così facendo, la gente diventava parte integrante dell’opera stessa, venendosi a creare una sorta di interazione tra la creazione artistica ed il pubblico spettatore.

 

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