Artist’s statement

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artist's statement

Mi piace pensare all’arte come una disciplina; una disciplina che cerca il rigore, l’assoluto, la ponderanza. Con l’arte si inseguono idee e immagini e si entra dentro di esse.
Alcuni quadri hanno modificato la mia vita e forse il mio modo di essere. Dopo averli visti, per una qualche ragione  non sono stato più lo stesso. Penso, ad esempio, all’ “Onda” di Hokusai e a “L’isola dei morti” di Bocklin, naturalmente dei capolavori assoluti. Chi crea un capolavoro crea un sogno senza fine, in eterno godibile a tutti.

Bocklin mi ha fatto capire che l’immaginazione può essere implacabile, a volte incontrollabile . Mi ha fatto capire che un pittore è un uomo in viaggio ed è in viaggio per scoprire qualcosa. Hokusai mi ha insegnato che il pennello è un prolungamento del corpo, e che la mano può dipingere veloce e sicura quando è guidata dalla concentrazione spirituale: allora il segno del pennello può essere fulminante, perfetto e tu puoi sentire dentro i poteri del drago e della tigre.

Spesso, il quadro o il disegno che vuoi fare, sono solo un’immagine che ti perseguita, si mette sulla tua strada e non se ne vuole andare: quell’immagine se ne va solo quando l’hai dipinta. Allora prende una vita a sé. Non ti appartiene più, ma forse non ti è mai veramente appartenuta.

L’arte, come disciplina, aiuta ad accettare  l’animale pazzo che è dentro di noi e che a volte non ragiona, ma vede e sente. Aiuta ad accettare la bestia, il primitivo, il rozzo, il fratello oscuro, la fiamma e la tenebra, il graffio e la carezza.
L’arte è anche un viaggio. O forse è principalmente un viaggio.

Sto viaggiando, sto viaggiando perché desidero capire di più, perché non ho certezze. C’è una tela bianca qui davanti. Non so come iniziare, non so cosa fare,  non so dove andrò. Dentro questa tela c’è un altrove, un non tempo, un tempo breve, un tempo infinito. Qualcosa intravedo, forse è luce, forse è tenebra. Qualcosa aspetta laggiù, nel bene o nel male. Sono un uomo in viaggio. Ci andrò comunque.

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